E’ morto Albert Hofmann, lo scienziato che nel 1938 sintetizzò l’acido lisergico, meglio noto con Lsd, la droga dai fortissimi e devastanti effetti allucinogeni che ha condizionato intere correnti artistiche e culturali del secondo ‘900. Hofmann aveva 102 anni, è stata una crisi cardiaca a portarselo via, nella sua casa nei pressi di Basilea, a Burg im Leimental. La sua figura sottile, canuta, quasi mistica, di scienziato svizzero innamorato della natura e della creazione, è stata un’icona per i movimenti culturali hippy e visionari, per i menestrelli maledetti del rock and roll e per i poeti e i santoni dei quartieri bohemien di tutto il mondo. L’immaginario psichedelico evocato dall’acido lisergico ha contaminato le visioni artistiche di grandi maestri, Stanley Kubrick e Federico Fellini, per fare qualche nome. Era il 1943, quando Hofmann, allora trentasettenne, riconobbe gli effetti psico attivi dell’Lsd, una sostanza che aveva sintetizzato cinque anni prima, per conto della società farmaceutica svizzera dei Laboratori Sandoz. Lo scienziato stava studiando gli effetti attivi di alcune piante. Tra queste c’era il fungo velenoso della segale cornuta, che le levatrici usavano da secoli per stimolare il parto. Hofmann ingerì per puro caso alcuni milligrammi della sostanza. Fu subito invaso da un’ebbrezza piena di colori e di suoni. Si stese sul divano, in preda a delle vertigini intense, che gli ricordarono quelle provate da bambino, quando, durante una passeggiata nei boschi, provò una sensazione fortissima “perché sconvolto dalla bellezza della natura”, come ha raccontato ad una cronista del New York Times in una intervista rilasciata per il suo centesimo compleanno. Il 19 aprile del 1943 Hofmann sperimentò su se stesso gli effetti psicotropi della sostanza. Dai fan dell’Lsd quella data è ricordata come “il giorno della bicicletta”, in onore della passeggiata che lo scienziato fece tornando a casa, accompagnato da un suo assistente, e che raccontò con dovizia di particolari nel suo più celebre libro “Il mio bambino difficile”, dedicato proprio al Lsd. Da quel giorno Hofmann si somministrò la droga decine di volte. Nel 1951, insieme allo scrittore Ernest Jünger, fece il primo esperimento psichedelico programmato. I due si barricarono in una stanza straboccante di rose, presero 0,05 milligrammi di Lsd e si lasciarono andare alla musica di Mozart, evocando visioni inimmaginabili. Sulla cultura di massa del secondo novecento la droga ebbe un impatto vastissimo. Senza l’Lsd gli ultimi 40 anni di rock sarebbero stati un’altra cosa. I Beatles non avrebbero scritto il lisergico album “Sgt Pepper” e probabilmente Voodoo Chile di Jimy Hendrix non sarebbe mai esistita. Fino al 1966 la sostanza era praticamente legale. La Sandoz la forniva gratuitamente agli scienziati interessati a sperimentarla. Fu usata nella psicanalisi, nella psichiatria e nella cura dalle dipendenze. Soprattutto in America, dove negli anni 50 uscirono centinaia di pubblicazioni sul suo utilizzo terapeutico, mentre gli scrittori della beat generation la consumavano pubblicamente nei loro happening. Anche la Cia, dal 1951, testò l’allucinogeno per scopi militari e di controllo sociale. Ad ogni intervista, in ogni pubblico dibattito, Hofmann si è sempre detto cauto sull’utilizzo della sostanza per fini non scientifici. Ma soprattutto tra gli anni 60 e 70 l’uso dell’ acido dilagò, falcidiando parte d’una generazione di giovani che lo ingerivano per puro divertimento. Suoi alfieri furono alcuni scienziati, tra cui i celebri Timothy Leary e Richard Alper, professori radiati da Harvard per averne promosso un utilizzo di massa. Si calcola che nel 1970 erano due milioni i cittadini statunitensi ad essersi presi un trip, almeno una volta. In quegli stessi anni il presidente Nixon definì il professor Leary “l’uomo più pericoloso d’America”. Incidenti, traumi neurologici, la droga iniziava a mietere vittime su vittime. Nel 1967 il governo americano decise di bandirla in ogni suo utilizzo, ma negli ambienti della cultura underground continuò a scorrere a fiumi, fino ai giorni nostri. Nel dicembre del 2007 la comunità scientifica svizzera ne ha approvato l’utilizzo terapeutico nei malati terminali di cancro. E’ la prima volta dopo il 1967 che “il bambino difficile” di Hofmann torna ad essere adottato per scopi terapeutici.
Marco Benedettelli
